quale-futuro-intermediazione

La recente pubblicazione del documento di consultazione per le disposizioni di vigilanza sugli intermediari finanziari consente di iniziare a fare dei ragionamenti sulla possibile riorganizzazione del mercato dell’intermediazione creditizia.

Da tali disposizioni dipenderà il  destino delle svariate 106 che attualmente giocano un ruolo rilevante nella distribuzione dei prodotti finanziari ed in particolare della cessione del quinto.

Tra i vari requisiti richiesti ed in parte già previsti ve ne è uno, ad esempio, forse sottovalutato e che infatti può sembrare banale, che condizionerà non poco l’organizzazione dei molti 106.

Si tratta delle disposizioni sulle partecipazioni qualificate al capitale ovvero su tutte quelle partecipazioni “che presuppongono di fatto l’esercizio di un controllo” o “influenza notevole sull’intermediario”.

Già la definizione stessa presupporrebbe una approfondimento sulla possibile discrezionalità interpretativa che costituisce sempre una arma a doppio taglio soprattutto in un sistema auto vigilato come il nostro e che purtroppo ritroviamo continuamente.

Ma volendo sorvolare su questo aspetto, che meriterebbe una analisi a sé, non possiamo non notare come venga richiesta una “solidità finanziaria” sia dei soggetti proprietari (cfr. Titolo I Capitolo I Sezione IV Paragrafo I pag 10) che dei potenziali acquirenti (cfr. Titolo II Capitolo I Paragrafo 6 pag 11) e che vengano inoltre considerati anche “gli eventuali legami di qualsiasi natura –anche familiari o associativi – tra partecipanti e altri soggetti”…”con l’obiettivo di tutelare la sana e prudente gestione”.

Pertanto sembrerebbe che Banca d’Italia, che può valutare discrezionalmente tale requisito dai confini aleatori, possa difficilmente dare la sua autorizzazione ad un intermediario a gestione familiare e potrebbero essere necessari dei rimedi come aggregazioni, acquisizioni o quotazioni.

Ma, se così fosse, chi avrà la lungimiranza e fortuna di realizzarle in modo concreto e profittevole?