chi controlla CRIF?

Per capire di cosa si occupi CRIF è sufficiente leggere poche righe della presentazione disponibile sul suo sito: “Specializzata nei sistemi di informazioni creditizie, di business information e di supporto decisionale, CRIF offre a banche, società finanziarie, confidi, assicurazioni, utilities e imprese un supporto qualificato per la gestione del rischio e per il marketing”.

A quasi 27 anni dalla propria creazione, CRIF, è lo strumento per la valutazione dei rischi di credito utilizzato dalla maggioranza delle Banche italiani. Ed è proprio sugli esiti delle analisi svolte da questa società che gli istituti finanziari stabiliscono se concedere o rifiutare l’erogazione di credito alle imprese. Ovviamente, condicio sine qua non è la più totale e trasparente conoscenza possibile relativa alle informazioni sulle imprese.

A quanto pare, però, la stessa trasparenza non è fornita da CRIF quando si parla del proprio azionariato. Alla domanda relativa la reale proprietà della società, il direttore del CRIF ha risposto che le quote azionarie non in possesso del Presidente e AD sono “blindatissime” in una o più società fiduciarie. Quando però gli è stato chiesto di far luce sulla natura alle quote fantasma, il direttore non ha saputo fornire ulteriori dettagli fino a tentare di sminuirne l’effettiva importanza.

È possibile che proprio la società scelta dagli istituti finanziari sia la meno controllabile e trasparente? Come possono le banche decidere le sorti dei propri clienti affidandosi ad uno strumento di cui nemmeno si conosce l’effettiva proprietà?

Approfondendo, sempre all’interno del sito Crif, è possibile leggere “CRIF è una società indipendente, il cui capitale è detenuto per il 90% dai soci fondatori e dal management e per il restante 10% da alcuni istituti di credito. Tra questi ultimi, fin dagli anni ’90 nella compagine azionaria sono presenti anche 3 banche di livello internazionale, quali BNL-BNP Paribas, Deutsche Bank e Banco Popolare (la maggiore banca popolare italiana). Nel 2013 il valore della produzione di CRIF è stato pari a 305 milioni di Euro. Il patrimonio netto ammonta a 128.888.000 Euro. CRIF ha circa 1.700 dipendenti distribuiti tra le sedi delle società controllate in Italia e nel mondo.

Allo stato attuale delle cose, sembra impossibile pensare che una società come CRIF possa operare senza che si conosca l’identità dei reali detentori delle quote, eppure è così. Il silenzio del direttore lascia pesanti interrogativo ed apre anche le porte a scenari al confine con la legalità. Cosa accadrebbe se dietro le fiduciarie si nascondessero esponenti della malavita organizzata come mafia, camorra, ndrangheta o simili? Sarebbe giusto lasciare a questi ultimi il controllo ed il potere decisionale sul credito e la relativa possibilità di sopravvivenza delle imprese alla ricerca di sostegno economico da parte delle banche?

CRIF non sembra collaborare, ma di sicuro ci sono diversi elementi che permetterebbero a Banca D’Italia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ed al parlamento di approfondire. Non ci resta che attendere risposte dalle autorità predisposte alla tutela ed alla garanzia di un settore sempre più spesso vittima dei poteri forti, più o meno occulti.