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Sembra che l’intervento di Banca d’Italia sia legato alla serie di aumenti che negli ultimi mesi ha colpito, in maniera continuativa, i correntisti: tali aumenti sono stati finora giustificati da parte del sistema bancario dall’adesione al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, istituito per salvare le quattro banche in cresi ( CariChieti, CariFerrara, Banca Marche e Banca Etruria).

In seguito alle numerose segnalazioni giunte, in cui la clientela lamentava aumenti scorretti, e dopo le doverose verifiche di rito, Banca d’Italia ha tenuto a sottolineare che la modifica alle condizioni è possibile se prevista da una specifica clausola del contratto. Tuttavia si parla anche dei casi particolari, cioè di tutte quelle situazioni non prevedibile al momento della sottoscrizione del contratto, comunicate con la formula “Proposta di modifica unilaterale del contratto”: la comunicazione deve arrivare minimo sessanta giorni prima e deve essere offerta al cliente la possibilità di rescindere dal contratto alle condizioni originali

Nella lettera di Banca d’Italia vengono poi indicati come non coerenti gli aumenti non direttamente legati tra tipologia di contratti e tariffe o una tantum per costi già sostenuti ed infine si invitano gli intermediari a riesaminare le manovre unilaterali decise dal gennaio 2016 ad oggi.

Concludendo, Banca d’Italia ha confermato l’obbligo ad una comunicazione trasparente dove siano chiaramente individuabili le ragioni alla base dell’attribuzione degli aumenti o delle modifiche. Per quanto riguarda la clientela, come sempre sarà possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), che già in passato si è pronunciato contro alcuni aumenti ingiustificati a carico della clientela.